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La D.ssa Maria Bonino, socia "onoraria" del CUAMM Piemonte perchè la sua famiglia risiede a Biella e lì faceva capo quando tornava in Italia per le vacanze, è deceduta il 24 marzo in Angola, uccisa dalla febbre emorragica da Virus Marburg, di cui è in atto un'epidemia proprio nella zona di Uige, dove il CUAMM segue vari ospedali governativi con una ventina di volontari.
Don Dante Carraro, vice-direttore del CUAMM, si era precipitato a Luanda non appena si era saputo che Maria vi era stata portata da Uige, nella speranza di poterle dare migliori cure; il 23 sembrava esserci stato un miglioramento ma poi tutto è stato inutile e Maria è morta con accanto don Dante fino alla fine. Il corpo, data la pericolosità della malattia, non potrà tornare in Italia e quindi verrà sepolto laggiù.
Personalmente Maria non l'ho mai conosciuta perché in realtà lei stava sempre in Africa, in vari progetti del CUAMM; tornava in Italia per le vacanze e in quelle occasioni si sta con la famiglia, si va a Padova per colloqui col CUAMM sul progetto in atto o sui futuri impegni, e quindi resta ben poco tempo da dedicare agli altri, che non siano amici stretti, coi quali si vuole mantenere i contatti malgrado le distanze e i tempi lunghi tra un incontro e l'altro. Nel 2004, con la madre di Maria, il nostro Giuseppe Ferro aveva ottenuto un contributo di 8.000 euro dalla fondazione della Banca di Biella e Novara proprio a favore di Maria, o meglio per acquistare materiale che le serviva per mandare avanti l'attività della Pediatria dell'Ospedale di Uige: mi aveva colpito, tra l'altro, la sua richiesta di ben 50.000 cartelle cliniche (l'Angola è così disastrata che è difficile farsele stampare in loco), che a una Pediatria in Italia basterebbero per decenni ma che lì, con l'enorme numero di ricoveri di bambini, basteranno solo per pochi anni.
Concludo qui quello che è anche un mio sfogo per un evento così doloroso, nel quale mi immedesimo perché cose così possono sempre accadere, a noi stessi se andiamo in quei Paesi, e ai nostri tanti amici che vi prestano servizio anche in questo momento e ai quali siamo profondamente affezionati anche se non sempre li si conosce di persona.
Marco Pratesi
Presidente Cuamm-Piemonte
Il primo pensiero in questo momento va a mamma Gabriella, a Paolo e Danila, a Cristina e Maurizio, a Stefano, Pietro, Caterina, Margherita, Enrica, Cecilia, Maria, Chiara e Giovanni.
Carissimi, in questi giorni vi abbiamo portato incessantemente nel cuore e nella preghiera, abbiamo mescolato le nostre con le vostre lacrime. Vogliamo che questa imponente presenza di amici la sentiate come un caldo abbraccio di partecipazione commossa al vostro immenso dolore. Sappiamo che è poca cosa, ma è tutto quello che possiamo.
Per iniziare il ricordo della carissima Maria leggo dall'editoriale di "Avvenire" di sabato scorso:
Notizie dall'Italia misteriosa. Quella che vive fuori, all'estero. Quella lontana dalle attenzioni delle cronache quotidiane. Quella che spende la sua vita portandosi addosso un pesante fardello di solidarietà vissuta. Nel concreto delle opere. Magari in qualche angolo dell'Africa profonda, in un ospedale dove ci si affatica giorno dopo giorno per alleviare gli infiniti malanni di un continente che stenta a far giungere la sua voce, anche al grande orecchio planetario delle grandi organizzazioni sanitarie mondiali. Uige; città africana a metà strada tra la capitale dell'Angola, Luanda, e il confine con il Congo. Qui, in dieci giorni, si è consumata la passione di Maria Bonino. Uccisa da un virus micidiale quanto raro, che in poche settimane ha aggredito e spento un centinaio di persone, tra cui molti bambini. Maria lavorava per loro, per questi bimbi si era fatta medico missionario del Cuamm e da settimane lanciava, inascoltata dalle autorità sanitarie locali,l'allarme per la devastante epidemia.
Dei suoi 51 anni, con la specializzazione in pediatria, già ne aveva donati una ventina ai popoli africani. Tanzania, Burkina Faso, Uganda. Infine, da due anni, l'Angola. Altrettante tappe di una via crucis del dolore e della sofferenza, percorsa con grande coraggio. Consapevole sempre dei rischi che andava correndo.
È caduta nella condivisione, vittima tra altre vittime. Nel silenzio che avvolge chi dona, senza domandare altro che di essere aiutato a dare di più e meglio. Partecipava a un progetto sostenuto, dal nostro ministero degli Esteri. L'Italia può andare orgogliosa di questo esercito dell'altruismo che è armato solo di generosità verso i più deboli. Sono oltre quindicimila i missionari, laici e religiosi, che operano nei continenti portando nel cuore i valori antichi di una fede erosa dalle mille tentazioni del secolo, ma ancora ben viva anche nelle giovani generazioni. Maria Bonino ha combattuto la buona guerra, contro la povertà, la malattia, l'isolamento dal mondo, che toccano tanta parte del continente africano. Una flebile eco giungerà ora dal mondo dei media. Troppo presi da altre guerre, che richiamano legioni di corrispondenti, collegamenti on line, e infinite analisi strategiche. Anche Maria era nel corpo di spedizione che misura le sue vittorie sul numero delle vite scampate all'inedia, ai virus più tremendi e all'ignoranza. Rispondendo colpo su colpo ai misfatti della miseria, investendo ogni risorsa d'intelligenza, di sapere, di resistenza fisica, e di mezzi economici mai sufficienti, nella costruzione di scuole di villaggio, nello scavo di un pozzo, nella fornitura di strumenti per i presidi medici di Paesi privi di vere strutture sanitarie. L'Italia è titolare di questo patrimonio umano che comprende donne e uomini mossi dalla loro visione di fede. Va detto, va fatto conoscere, perché la loro azione oltre ad aiutare i poveri del mondo riverberi anche nelle anime di tanti adulti e giovani connazionali, inaridite al calore dei riflettori della vanità e dello spettacolo.
Il misterioso disegno della Provvidenza ha voluto che intorno alla celebrazione della Pasqua due persone di questa famiglia entrassero nella pienezza della vita di Dio.
Sei anni fa, era il 6 aprile, martedì di Pasqua, ci ha lasciati il papà Dott. Alberto.Di lui abbiamo scritto allora:
Cresciuto alla scuola di grandi maestri di spiritualità, ha percorso, come a pochi è dato, le vie di una vita cristiana limpida e profonda, fatta di preghiera e di vita sacramentale assidue, di testimonianza di vita evangelica radicale, di fedeltà assoluta alla Chiesa e al suo magistero, di servizio umile e disinteressato in molteplici campi.
Persona mite, nascondeva una grande forza e sicurezza morale fino all'intransigenza. Profondamente umile, ha sempre servito in silenzio e senza ostentazione, dimostrando sensibilità e generosità grandissime.
Come per ogni vero cristiano, la tavola della sua vita sono state le beatitudini, che ha vissuto con tale vivezza da farle sembrare persino semplici e normali.
Oggi siamo qui a celebrare il sacrificio di Maria, che ha ereditato da papà e mamma la stessa visione profonda e radicale della vita cristiana, lo stesso spirito di servizio totale e disinteressato, fatto in silenzio e senza ostentazione, la stessa sensibilità e generosità.
Anche lei persona mite e riservata, persino schiva, rivelava però, attraverso i suoi stupendi occhi brillanti e vivaci, una grande forza e intransigenza morale. L'abbiamo ascoltata, in una delle sue ultime venute a Biella, come parlava della sua Africa, dei drammi infiniti di quelle popolazioni, della sua pacata indignazione di fronte all'indifferenza del mondo, dell'iniquità dei nostri stili di vita.
Possiamo solo lontanamente intuire l'eco che l'esperienza quotidiana di miseria, di sofferenza e di morte può avere prodotto nel suo animo così coinvolto.
Solo in questo modo si può capire come il Signore l'abbia portata a condividere fino all'estremo del dono della vita la sorte dell'Africa. Si muore come si vive.
Carissimi, questi sono i nostri poveri, incerti balbettamenti umani, inadeguati a capire e interpretare il senso del vivere e del morire.
Ci dobbiamo appellare al mistero della Pasqua che stiamo celebrando per aprire orizzonti di luce.
Cristo è la chiave della interpretazione del vivere e del morire.
La sua Pasqua ne è la rivelazione.
Giovedì Santo alle 17 è giunta la notizia della morte di Maria. Un'ora dopo celebravo la Messa nella Cena del Signore e mentre il Vescovo lavava i piedi a dodici giovani qui in Cattedrale imitando il gesto di Gesù, nei miei occhi pieni di lacrime c'era l'immagine di Maria, china sui suoi bambini: "Quello che ho fatto io, fatelo anche voi……"; e dopo: " Questo è il mio corpo dato per voi… questo il mio sangue versato per voi…".
Venerdì Santo, al termine della Via Crucis, Mons. Vescovo ci ha portato a interpretare la passione e morte di Maria nel mistero della Passione e Morte di Cristo.
"Non c'è amore più grande che dare la vita per i propri amici…." - "Chi tiene la vita per sé la perde, chi la dona la trova". - "Se il chicco di frumento non cade in terra e non muore, resta solo…."
"Che vita è quella consumata nell'egoismo, nella superficialità, nella banalità ?" - "Che bella vita è quella spesa nel dono e nell'amore, generatrice di vita eterna".
Oggi è Pasqua. Non siamo qui a commemorare una persona morta; siamo qui a celebrare la vita eterna in cui Maria è entrata. Non cerchiamo tra i morti colei che vive.
Sì, carissima Maria, noi siamo certi che vivi nello splendore della luce del Risorto, nella pienezza della vita senza fine, nell'abbraccio dell'amore infinito del Padre.
Veglia sulla tua mamma, sui tuoi cari; dona la forza e la consolazione a loro e a tutti noi.
Grazie Signore per Maria! Grazie per la sua vita! Grazie per la sua morte!
In suo nome e in suo ricordo non possiamo più permetterci di vivere una vita piccola di mediocrità, di superficialità, di egoismo, dietro a bisogni e interessi effimeri, crogiolati dietro a falsi problemi, insoddisfatti e annoiati.
Per conoscere meglio la storia di MARIA BONINO consultare il sito
www.mediciconlafrica.org
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